Consigli di lettura: 5 libri da leggere sulla Comunicazione Politica

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Il mondo della comunicazione è in rapidissima evoluzione e possiamo avere conferma di questo osservando il poliedrico panorama social: una piattaforma lanciata in pompa magna oggi diventa già obsoleta domani. E la comunicazione politica poteva sfuggire a queste continue trasformazioni?!? Scherziamo?!?

In questo scenario in cambiamento continuo diventa necessario restare al passo con i tempi, e tanti sono i consigli per non farsi trovare impreparati: il primo, e quello che preferisco di più, è quello di formarsi e aggiornarsi costantemente. Ecco quindi 5 libri sulla comunicazione politica che vi consiglio di leggere (o anche regalare visto che Natale si avvicina!)

I Segreti dell’urna. Storie, strategie e passi falsi delle campagne elettorali – Giovanni Diamanti

“I Segreti dell’urna. Storie, strategie e passi falsi delle campagne elettorali” – Giovanni Diamanti

In questo libro, Giovanni Diamanti accompagna il lettore, passo dopo passo, nel “dietro le quinte” della campagna elettorale dove in pochi hanno avuto il piacere di stare e lavorare. In campagna elettorale tutto è frutto di un’attenta analisi e pianificazione: dalla grafica dei manifesti al tono di voce nei dibattiti. L’autore, insomma, in ricchi e interessanti passaggi, fa capire che la corsa al voto non è un semplice bombardamento di promesse ma un’arte raffinata e complessa.

Il nuovo marketing politico. Vincere le elezioni e governare al tempo della politica veloce – Marco Cacciotto

“Il nuovo marketing politico. Vincere le elezioni e governare al tempo della politica veloce” – Marco Cacciotto

L’epoca che stiamo vivendo è ricca per il personaggio pubblico di opportunità ma anche di minacce: da una parte lui stesso può raggiungere, istantaneamente, i cittadini con comunicazioni altamente personalizzate (siamo nella grande epoca della raccolta dati e della profilazione dell’utente), ma dall’altra parte trova, spesso, cittadini con una bassa soglia di attenzione e con una pazienza molto limitata. La politica di oggi è velocissima e se non si prendono le dovute precauzioni c’è il rischio di farsi travolgere.

Come fare? Come affrontare tutto questo? Il Professor Marco Cacciotto, con questo libro, ci viene in aiuto.

Come raccogliere fondi per la politica. Manuale di fundraising e comunicazione per partiti, movimenti e candidati – Raffaele Picilli – Marina Ripoli

“Come raccogliere fondi per la politica. Manuale di fundraising e comunicazione per partiti, movimenti e candidati” – Raffaele Picilli – Marina Ripoli

Vi piace la politica? E il Fundraising? Bene, questo libro fa al caso vostro!

Questo manuale è rivolto in particolare a candidati, partiti, movimenti, liste civiche e piccoli circoli che hanno necessità di una bussola per orientarsi nella giungla del fundraising per la politica.  Non basta una cena, un’iniziativa di crowdfunding o un banner online sul 2 per mille per fare fundraising politico. C’è tutto mondo da studiare e capire e con questo libro è possibile arrivare preparati agli appuntamenti che contano.

Cortocircuito. Come politica, social media e post-ironia ci hanno fottuto il cervello – Gabriele Ferraresi

“Cortocircuito. Come politica, social media e post-ironia ci hanno fottuto il cervello” – Gabriele Ferraresi

Gabriele Ferraresi, in questo libro, cerca di raccontare i cambiamenti della comunicazione politica negli ultimi anni, soprattutto per quel che riguarda i movimenti della destra sovranista e populista. Quello che fa notare l’autore è che, alla fine, lo schema politica-social media è andato totalmente in cortocircuito. Inoltre, abbiamo in copertina un bel Salvini “memizzato” in Pepe the Frog, e la cosa non guasta!

La politica pop online. I meme e le nuove sfide della comunicazione politica – Giampietro Mazzoleni – Roberta Bracciale

“La politica pop online. I meme e le nuove sfide della comunicazione politica” – Gianpietro Mazzoleni – Roberta Bracciale

Vediamo un’infinità di meme ogni giorno sui social: immagini dissacranti, caricature ironiche, vignette satiriche ecc. Queste immagini pubblicate sui social diventano istantaneamente virali, creando sottoculture e influenzando a loro volta i politici e le loro posizioni.

Quali origini ha questo fenomeno? Come viene attualmente influenzata la politica? All’interno del libro è possibile trovare le risposte a queste domande (e in copertina, in questo caso, Trump “memizzato” in Pepe the Frog).

Buona lettura e buon divertimento.

Quella volta che Clint Eastwood parlò a una sedia

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Vi ricordate quella volta quando il grandissimo Clint Eastwood parlò a una sedia vuota, durante una convention del Partito Repubblicano, a Tampa, nel lontano 2012? Se avete dimenticato tutto o non avete idea di cosa io stia parlando, non preoccupatevi! Parto subito con lo spiegone del giorno.  

L’intervento del famosissimo attore era stato chiesto espressamente dall’allora candidato alla presidenza Usa, Mitt Romney, entusiasta dell’appoggio di Clint alla campagna elettorale Repubblicana. Però, nessuno poteva mai immaginare quello che sarebbe successo su quel palco. Ho per caso parlato di intervento? oh, pardon! Intervista. Sì, perché alla fine l’intervento si è trasformato in una vera e propria intervista a un presidente Obama immaginario.

Un discorso graffiante, pungente, a braccio, in cui l’attore per all’incirca 12 minuti ha scambiato battute con una sedia vuota, fingendo che vi fosse seduto l’allora presidente in carica Barack Obama (attaccandolo pesantemente).

“Hai fatto abbastanza, ma non sei abbastanza forte, ora è tempo che qualcun altro si faccia avanti e risolva i problemi”

Clint Eastwood rivolto al Barack Obama immaginario

Il siparietto ha scatenato il popolo del web: in quei pochi minuti si è registrato un picco di oltre 57 mila tweet che contenevano il nome Clint Eastwood. Una persona anonima ha creato un account intitolato al presidente invisibileInvisibleObama” che, in poche ore, ha superato 50 mila follower. Attori e persone dello spettacolo hanno contribuito al trend, pubblicando foto di loro stessi in situazioni comiche con una sedia vuota.

Lo sketch non ha in realtà entusiasmato tantissimo gli esperti: la stampa ha criticato la scenetta, ritenendola troppo improvvisata e poco incisiva, e ha ritenuto la performance di Clint “opaca e sconclusionata”. Gli elettori Repubblicani (eccetto i presenti in platea quella sera) non hanno gradito le battute sulla ritirata USA dall’Afghanistan e sulla questione Guantànamo.

E Barack Obama? La risposta di Obama non si è fatta attendere ed è arrivata con tweet a dir poco eccezionale.

Il tweet di risposta di Obama con una foto di sé stesso seduto su una sedia, al lavoro, con scritto: “questa sedia è occupata”

Beh… che dire!? Game, set e match per l’allora presidente Usa. Non dobbiamo dimenticarci, però, il grande lavoro del suo staff di comunicazione che in questo caso ha saputo formulare una risposta straordinaria e rimettere in riga gli avversari.

Lo staff di un candidato alle elezioni: da chi è composto?

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Con il talento si vincono le partite. Ma è con il lavoro di squadra e con l’intelligenza che si vincono i campionati.

Michael Jordan

Da un po’ di giorni a questa parte, dopo la coinvolgente corsa per il Referendum sul “taglio dei parlamentari”, il clima elettorale si è calmato. Si è calmato del tutto? Ovviamente no. Vivendo ormai in campagna elettorale permanente dobbiamo sempre aspettarci la dichiarazione esplosiva del giorno o il tweet tagliente del politico di turno.

Ma bando alle ciance! Andiamo a trattare, oggi, un argomento non tanto conosciuto da coloro che non frequentano abitualmente il “dietro le quinte” della campagna elettorale: la composizione dello staff di un candidato alle elezioni. Da chi dovrebbe esser composto? Chi dovrebbe lavorare all’ombra del candidato? Scopriamolo insieme.

Il Consulente Politico

Il Consulente Politico è l’esperto di comunicazione e marketing politico che stabilisce, insieme al candidato e allo staff, la strategia da seguire. Ha il compito di curare l’immagine pubblica del candidato e al contempo di studiare i messaggi. Spesso si occupa pure dell’agenda del candidato e del budget della campagna.

Il Portavoce

Il Portavoce è colui che opera a stretto contatto con i giornalisti. Si occupa dei comunicati stampa, delle note politiche e delle lettere, nonché degli interventi e delle dichiarazioni alla stampa.

Il Social Media Manager

Il Social Media Manager sviluppa la strategia sui social e ha il compito di costruire, gestire e monitorare la reputazione del candidato nel mondo social.

Graphic designer

Layout, grafiche accattivanti, immagini convincenti… chi si occupa di tutto questo? Chiaramente il Graphic designer.

Ghostwriter – Content Writer

Il Ghostwriter è la figura che si occupa della stesura dei discorsi, degli interventi… e anche della scrittura di interi libri per il candidato. Il Content Writer è, invece, il professionista che si occupa dei contenuti per il blog.

Fundraiser

Il Fundraiser è colui che, attraverso l’utilizzo di tecniche professionali, cura le attività di raccolta fondi per finanziare la campagna elettorale.

In conclusione, vediamo i tre errori da non fare in campagna elettorale.

Candidato “faccio tutto io”

L’errore comune, per un candidato, è quello di credere di poter fare tutto da solo senza l’aiuto degli esperti. Non è possibile! Questa scelta porta solo a due conclusioni:

  • disastrosa sconfitta;
  • esaurimento nervoso.

Affidare lavori al “cugino bravo”

Secondo voi, il “cugino bravo” o “l’amico che fa le cose gratis” ha davvero le competenze per poter sostituire una persona esperta che ha studiato e che fa da anni uno dei lavori sopraccitati? Ovviamente no.

Fattore tempo

Il tempo è tutto nella vita, ed è anche importante in campagna elettorale. Ridursi all’ultimo momento per la scelta di un candidato e per l’organizzazione di una campagna elettorale aumenta le possibilità di portare a casa un insuccesso.

Referendum 2020: le ragioni del “No” al “taglio dei parlamentari”

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“Nell’intento di garantire la sicurezza e una durevole stabilità, la Repubblica verrà riorganizzata, trasformandosi nel primo Impero Galattico. Per una società più salda e più sicura!”

Intervento al Senato Galattico del Cancelliere Palpatine. Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith.

Una riorganizzazione totale quella che impose il Cancelliere Palpatine alla debole Repubblica Galattica. Una riorganizzazione che ha cambiato, per lungo tempo, le sorti della famosissima “Galassia lontana lontana” e che ancora oggi tiene in apprensione gli appassionati di tutto il mondo.

Nei giorni 20 e 21 settembre 2020 avrà luogo il tanto agognato Referendum sul “taglio dei parlamentari”. Come cittadini non avremo la possibilità di scegliere tra Repubblica o Impero (ci mancherebbe!) ma avremo il delicatissimo compito di scegliere se confermare o ridurre il numero dei nostri rappresentanti in Parlamento. Più precisamente, se dovesse vincere il “Sì” la Camera dei Deputati passerebbe da 630 a 400 Deputati mentre il Senato passerebbe da 315 a 200 Senatori. Insomma, è una decisione che non va presa alla leggera!

Risparmiare tante risorse? Rendere più efficiente il Parlamento? Migliorare la qualità dei politici? Vediamo di ribattere, punto su punto, alle ragioni “cavalcate” dalle forze politiche promotrici del taglio dei parlamentari.

Le risorse risparmiate dal taglio dei parlamentari sono esigue

Le forze che sostengono il “Sì” dichiarano che il taglio del numero dei parlamentari porterebbe a un risparmio, per le casse dello Stato, di circa 100 milioni di euro l’anno. Peccato che l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, gestito dall’economista Carlo Cottarelli, abbia fatto un calcolo più accurato e preciso. Il calcolo formulato da suddetto Osservatorio non include i contributi versati dai Parlamentari e stima, quindi, il risparmio annuale in circa 57 milioni di euro. Dividete la cifra risparmiata per il numero dei cittadini italiani e otterrete 0,95 centesimi l’anno. Vogliamo davvero tagliare la nostra rappresentanza per un caffè risparmiato all’anno?

Con il taglio dei parlamentari molti territori rimarrebbero privi di rappresentanza

Con il taglio, le Regioni più piccole porterebbero in Parlamento un minor numero di rappresentanti e molti territori diventerebbero non rappresentati a sufficienza rispetto ad altre Regioni. Prendiamo ad esempio la Sicilia: con la vittoria del “Sì” i parlamentari eletti sull’isola passerebbero da 77 a 48, cioè un seggio ogni 160 mila abitanti circa. Pensiamo davvero che una persona sola possa sobbarcarsi le problematiche di 160 mila abitanti?

Malfunzionamento delle Commissioni Parlamentari

Con un numero ridotto di parlamentari non si arriverebbe a far funzionare a dovere le Commissioni Parlamentari, soprattutto quelle del Senato. Ogni Senatore sarebbe costretto a seguire più Commissioni con il rischio di non partecipare a molte sedute e si arriverebbe, alla fine, all’accorpamento di diverse Commissioni. Perché far lavorare male il Senato?

Effetti sul meccanismo di elezione del Presidente della Repubblica

I numeri ridotti nelle Camere faranno sì che la maggioranza di turno si scelga, serenamente e senza dialogo, il Presidente della Repubblica quando, al contrario, la Costituzione vuole che il Presidente della Repubblica sia espressione di tutti. Non va sottovalutato, inoltre, il nuovo peso che acquisiranno con la vittoria del “Sì” i Delegati Regionali che si ritroveranno, in seduta comune, a fare la differenza.

Con il taglio il potere passerà totalmente alle segreterie di partito

Non ci vuole un genio per capire che con meno seggi in lizza le segreterie di partito avranno tutte le carte in regola per decidere chi candidare e chi no. Sei vicino al pensiero del capo politico di turno? Benissimo, candidatura assicurata! Non condividi il pensiero del capo politico di turno? Benissimo, sei fuori! Vogliamo essere complici di questi giochetti?  

Il taglio dei parlamentari non migliorerà la qualità dei politici

Giovanni Grandi, professore associato di Filosofia Morale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Trieste, ha usato un esempio molto interessante per confutare l’idea che il taglio dei parlamentari possa migliorare la qualità dei nostri politici:

“è come pensare che travasando dell’acqua sporca da una bottiglia più grande a una bottiglia più piccola miracolosamente la qualità del liquido migliori, mentre il vero problema è come filtrare quest’acqua, come trattenere gli agenti inquinanti e come lasciar passare i sali che sono benefici”

Il lavoro non va fatto sull’organo-Parlamento ma va eseguito in basso, cioè nei partiti e nei movimenti politici. I partiti e i movimenti politici devono ritornare a fare formazione e selezione della classe dirigente ed è questo l’unico modo (non ci sono altri modi) per poter migliorare la qualità dei nostri rappresentanti.

Siamo noi cittadini a fare la differenza

Spesso sentiamo dire al vicino di casa o all’amico frasi come “la politica fa schifo!” o “tutti i politici rubano!”. Chi afferma questo dimentica sempre una cosa: siamo noi cittadini a votare le persone che poi ci rappresentano in Parlamento. Se votiamo rappresentanti mediocri non possiamo, poi, pretendere che questi ci rappresentino bene.

Si potrebbe aprire pure il capitolo “legge elettorale” ma quello meriterebbe un articolo a sé. Ah… E la questione “Bicameralismo perfetto”? Perché non intervenire sul “Bicameralismo Perfetto”? Questa è una bella domanda.

Riferimenti:

Elezioni Usa 2020: Facebook imporrà il “silenzio elettorale”

Tempo di lettura: 2 minuti

Mark Zuckerberg ha annunciato, con un post sulla sua pagina Facebook, che il suo social bloccherà qualsiasi avviso pubblicitario di natura politica, in USA, la settimana prima del voto (3 novembre 2020).

“Sono preoccupato perché la nostra nazione è così divisa e i risultati elettorali, che richiederanno giorni se non settimane per essere elaborati, potrebbero portare a disordini civili in tutto il paese”

Un interessante inversione di rotta visto e considerato che, nelle elezioni americane del 2016, Menlo Park ebbe un atteggiamento abbastanza ambiguo su fake news e bufale. Questa sufficienza non fece certo bene al tono del dibattito pubblico americano che venne sempre più esasperato da tormentoni virali e da una valanga di post di disinformazione.

Facebook non si limiterà solo a questo:

  • le informazioni credibili saranno poste in cima alla pagina dei feed;
  • i post che diffondono disinformazione saranno eliminati;
  • i post che diffondono informazioni errate sulle modalità di voto saranno eliminati;
  • i post che creano confusione su quando e come andare a votare saranno eliminati;
  • i post e i messaggi che scoraggiano la partecipazione al voto per il Covid-19 saranno eliminati.

Inoltre, tutti i post pubblicati per delegittimare l’esito delle elezioni, per criticare una procedura o per annunciare la vittoria di un candidato prima ancora del risultato finale, saranno segnati con una particolare etichetta che rimanderà a dati ufficiali.

Il silenzio elettorale in Italia

Il silenzio elettorale in Italia è regolato dalla legge 4 aprile 1956 n.21. In sostanza, la legge stabilisce che nel giorno in cui si vota e in quello precedente non si può fare propaganda in televisione e in radio, non si possono tenere comizi nei luoghi pubblici e non si può fare alcuna forma di propaganda elettorale entro 200 metri dai seggi. Chiaramente, i Social Network non vengono menzionati da suddetta legge (nel ’56 i social ancora non esistevano) quindi, a causa di questo gap normativo, è possibile fare campagna elettorale sui social anche nei giorni in cui la sopraccitata legge lo vieta (in molti lo ritengono, comunque, moralmente sbagliato quindi occhio, eh!).

La domanda sorge spontanea: quale sarà il comportamento di Facebook in Italia? La nuova policy varrà anche per il “Bel Paese”? Beh… staremo a vedere.